L'ultima battaglia di Stojan a Jelšane



Il secondo battaglione si è spostato la notte del 3 marzo 1944 da Golec, attraverso i Brkini, nella zona di mobilitazione e di guerra di Podgora. In quest’area erano rimasti negli avamposti del nemico e nei paesi vicini anche alcuni collaboratori dell’invasore. I combattenti si sono sistemati la base il 4 marzo nel bosco Dletvo tra i paesi di Žabice e Lisec. Il giorno dopo il comando del battaglione preparava le imboscate e le pattuglie verso Ilirska Bistrica, Klana e Jelšane.

L'attività del battaglione andava sviluppandosi secondo i piani. Gli informatori potevano contare su una rete di confidenti che si sforzavano di scoprire i punti deboli del nemico per poi poterlo attaccare. L’appostamento di tedeschi più vicino si trovava a Ilirska Bistrica e contava da 500 a 600 soldati. Un appostamento più piccolo con 187 soldati e due carri armati si trovava invece a Jelšane.

Il giorno 17 marzo di pomeriggio, i tedeschi abbandonarono improvvisamente il paese, cosa di cui gli informatori sul terreno avvertirono immediatamente il Comando del battaglione. Nel comando si trovava anche il comandante del 2. battaglione Stane Truden e di comune accordo decisero di occupare immediatamente Jelšane. Le truppe partigiane sono arrivate in paese verso le ore 21 e hanno preso il controllo delle strade di accesso verso Ilirska Bistrica. Dopodiché hanno arrestato 6 collaboratori del nemico, mobilizzato circa 35 uomini, distrutto l’archivio comunale e neutralizzato i bunker fascisti di fianco al municipio e alla scuola materna. Due compagnie hanno poi abbandonato Jelšane e nel paese è rimasta solo la compagnia di assalto di Stojan con 35 combattenti, che aveva l’ordine di prendere posizione alle 4 del mattino lungo la strada Ilirska Bistrica – Fiume e di attaccare le colonne tedesche e i mezzi di trasporto. Gli abitanti di Jelšane, per la gioia che i tedeschi avessero abbandonato il loro paese e nell’entusiasmo per la venuta dei partigiani , avevano organizzato nell’osteria di Andrej Šurin una cena, mentre il fisarmonicista Anton Čekada suonava la fisarmonica. I partigiani cantavano assieme ai paesani e ballavano con le ragazze del posto. La felicità fu causa di disattenzione e dal paese riuscì a sfuggire senza essere notato lo stradino italiano e spia fascista Tarcisio, che nella buia notte era riuscito a raggiungere in bicicletta il paese di Šapjane distante tre chilometri, raccontando ai tedeschi che nel paese di Jelšane erano arrivati i partigiani.

Ancora prima dell’alba i tedeschi avevano circondato il paese e attaccato la Compagnia di Stojan. Maks Zadnik così descrive questo tragico fatto nel suo libro “Istrski odred” (“Il distaccamento Istriano”; pagg. 229-230):

I combattenti più tenaci della Compagnia di Stojan hanno ballato fino alle 4.30, alcuni si sono addormentati dopo mezzanotte dietro i tavoli, ritardando la partenza. Verso le 4.30 del mattino i Tedeschi cominciarono a circondare il paese e dopo un po’ hanno lanciato, in segno di attacco, un razzo. Il guardiano della casa non si è reso subito conto di quanto stava succedendo, ma furono avvisati di questo dalla giovane del paese Rada Grilj, quando non è ancora sorta l’alba. In un attimo tutti i combattenti erano all’appello. Al fuoco nemico hanno risposto con tutte le armi: due mitragliatrici, 28 mitragliette e alcuni fucili. La violenta reazione ha lasciato sorpresi i tedeschi che sono stati fermati anche dal filo spinato intorno all’edificio comunale. Quindi si sono fatti più prudenti. Potevano però contare su una forte predominanza numerica, infatti in tutto erano circa 340. Per le vie del paese si era già accesa una dura battaglia. A causa della sfavorevole posizione del paese non sembrava conveniente una ritirata congiunta, per cui il comandante Ljubomir Sancin – Stojan decise di dividere la Compagnia in tre gruppi, ordinando la ritirata lungo tre distinte direzioni. Il gruppo del vicecommissario Peter Petrinja è riuscito senza difficoltà a rompere il cerchio nemico. Il gruppo guidato dal comandante Sancin ha distrutto la postazione mitragliatrice sul ponte che portava verso Dolenje sul lato nordovest del paese ed è riuscito a passare oltre. I combattenti guidati dal vicecomandante Romuald Klun tentavano invece invano di rompere il cerchio in prossimità della chiesa – nonostante avessero cercato per tre volte di passare, sono stati respinti dai tedeschi. Per cui il gruppo ha ripiegato sul lato ovest. In quel momento ha dimostrato il proprio coraggio il comandante Sancin. Senza esitazione alcuna è tornato in paese per aiutare i compagni in difficoltà. Ma veniva ben presto gravemente ferito. Allora si mise al riparo e combatté fino alle ultime forze. Quasi privo di sensi e dissanguato venne avvicinato dai tedeschi. Con le ultime forze che gli rimanevano alzò la mitraglietta e falciò due nemici ferendone altri. Subito dopo veniva finito dalla mitragliatrice tedesca. Egli caddde come il combattente e comandante più valoroso del Distaccamento Istriano.

I restanti combattenti del gruppo di Klun, dopo il terzo inutile tentativo di oltrepassare la cerchia nemica, si erano divisi: cinque di loro, con il mitragliere Ernest Foraus e il commissario di Compagnia Rudi Mahnič sono tornati verso il paese. Si sono nascosti nella tettoia di Ivan Udovič e da quella si sono arrampicati per il traino del carro, fino al fienile. I tedeschi non li hanno scoperti. Il secondo gruppo di combattenti ha invece conquistato il bunker in cima alla collina sopra il paese e si è difeso, finchè non ha esaurito le munizioni. Dopodiché si sono arresi al nemico, pensando forse di salvarsi la vita in tal modo.

Ma i tedeschi erano implacabili: Josip Cetin, Romuald Klun e Danilo Petrinja sono stati impiccati sul tiglio davanti al cimitero – hanno stretto loro la corda attorno al collo, dopodiché hanno sparato alle gambe – due sono stati fucilati, uno è stato condotto a Ilirska Bistrica e lì ucciso.

Il resoconto di questo tenace combattimento è risultato estremamente doloroso. Sono caduti: Ljubomir Sancin - Stojan, 2. Romuald Klun, 3. Viljem Jakomin, 4. Josip Cetin, 5. Anton Bančič, 6. Danilo Petrinja, 7. Anton Fabjančič, 8. Ivan Zupan e 9. Drago Grk. (Rapporto del comando del 2. Battaglione al Comando del D.I. 19/3/1944, archivio IZDG F 297/1 1 e testimonianza degli abitanti di Jelšane Andrej Šurin, Leopold Ivančič et al.). È stato ucciso anche il paesano Frane Štembergar. Comunque la maggior parte dei combattenti è riuscita a salvarsi. La Compagnia aveva perso anche 7 mitragliette, 1 fucile, 5 pistole, un cannocchiale e 300 cartucce per mitragliatrice tedesca.

Secondo il rapporto del Distaccamento le perdite dei tedeschi ammontavano a: 8 morti e 17 feriti gravi. Un tedesco, inseguendo un partigiano, è caduto in un precipizio e si è ammazzato.

I combattenti caduti, quelli fucilati e quelli impiccati sono stati sepolti con rito solenne dagli abitanti di Jelšane il 19 marzo 1944 nel cimitero locale. Il coro paesano ha intonato il canto funebre Kot žrtve ste padli ... (»Siete caduti sacrificandovi ...«), per l'ultimo saluto ha invece preso la parola l'attivista giovanile Ivan Valenčič - Savo.

I combattenti e gli attivisti dell'Istria Slovena erano molto addolorati e frastornati per la morte di Stojan. Secondo la testimonianza dei compagni sopravvisuti, l'ultimo comando di Stojan era: Combattere e vincere, oppure morire! Il suo esempio eroico accompagnava i combattenti, che affrontavano con il suo spirito nel cuore sempre nuove battaglie, fino alla vittoria finale. Ai suoi partigiani ripeteva sempre: Non abbiate paura del nemico, perché si trova in terra straniera ed è quindi più vulnerabile di noi che stiamo difendendo le nostre case. Mirate bene e sparate e il nemico cadrà oppure fuggirà. Anche se caduto, Stojan era rimasto negli animi degli uomini della sua compagnia e del battaglione quale simbolo immortale di combattente esemplare; e con questi sentimenti si apprestavano ad affrontare nuove azioni e nuove battaglie contro i nemici della libertà.

Proprio per il fatto che la perdita era così grande, la morte di Stojan è stata tenuta nascosta ai genitori e alla sorella Dorka per diversi giorni, ovvero, coloro che ne erano al corrente non riuscivano a parlarne ai famigliari. La sorella Dorka ha raccontato che sospettavano qualcosa, sapevano cosa mormorava la gente, ma che le sembrava impossibile che il fratello fosse caduto, essendosi incontrata con lui proprio in quei giorni.

D'altro canto i combattenti della sua compagnia si identificavano nella sua perona a tal punto che a causa della sua morte si sentirono profondamente abbattuti, e giurarono di vendicarlo.

I suoi compagni erano profondamente solidali con la sua famiglia, specialmente con la sorella Dorka – Jasna (ricopriva la funzione del segretario del 5. raione o raione di Dolina dello SKOJ – Federazione della gioventù comunista jugoslava) e come attivista era fortemente impegnata nella lotta di liberazione. Rudi Mahnič – Žito, anch’egli di Dolina, compagno di lotta di Stojan che ha partecipato all’ultima battaglia, le ha mandato il 29 marzo 1944 la seguente lettera, da cui la famiglia di Ljubomir ha avuto notizia dell’inconfutabile realtà dei fatti:

III. Compagnia del D.I. sul campo, 29.3.1944

compagna Jasna!

Tu sola sai quanto mi è difficile comunicarti una così triste verità. Il tuo caro fratello è caduto eroicamente nella battaglia che abbiamo avuto nel paese di Jelšane contro i banditi tedeschi. Gravemente ferito ha ucciso altri due banditi e ferito altri, prima che la pallottola mortale lo colpisse. Ha combattuto valorosamente, primo fra tutti, fino all'ultimo istante; ha donato la sua giovane vita per la libertà del nostro popolo. Era un eroe da cui prendere esempio, gli sia resa gloria! Un vero figlio della Slovenia. Oggi qui in alcuni paesi hanno celebrato la santa messa in suffragio al tuo caro fratello e agli altri compagni caduti; la III. compagnia di assalto di Stojan era davanti all’altare. Tutti assieme abbiamo giurato vendetta verso tutta la banda di Hitler e i suoi servitori.

Lui vive ancora tra quanti sono rimasti della sua Compagnia e tra tutto il battaglione, nel quale ha prestato fedele servizio fino alla morte.

Saluti dal combattente

compagno Žito

Morte al fascismo – Libertà al popolo!

La lettera di Rudi Mahnič - Žito con la quale ha comunicato a Dorka Sancin - Jsana la morte del fratello Stojan

La lettera di Rudi Mahnič - Žito con la quale ha comunicato a Dorka Sancin - Jsana la morte del fratello Stojan

Rudi Mahnič – Žito ha assunto dopo la morte di Stojan il comando della 3. compagnia del 2. battaglione del Distaccamento istriano. Dal 6 settembre 1944 fino al 5 gennaio 1945 fu anche commisario politico della 4. compagnia del 4. battaglione.

L’attivista della circoscrizione , compagna Fini (Jožica Korošec) ha scritto per Dorka nel mese di giugno del 1944 nella postazione nel bosco sopra Gabrovica il seguente ricordo del comandante caduto:

In ricordo del compagno Stojan.

Il compagno Stojan già da bambino provava un sentimento di repulsione verso il fascismo e verso l’Italia. Poi, nel 1940, quando l’Italia lo ha chiamato sotto le armi, come giovane e cosciente figlio sloveno sentiva una forte repulsione contro gli oppressori della povera Primorska (il Litorale Sloveno). In nessun modo aveva potuto accettare l’idea di dover fare il servizio militare e combattere per una patria che gli era matrigna.

In quanto giovane e già allora rivoluzionario, convinto antifascista, come d’altronde tutti gli onesti giovani del Litorale, nel 1940 fu rinchiuso dai fascisti che lo hanno fatto soffrire per ben otto mesi; ma non lo hanno piegato.

Quando l’esercito italiano si era disgregato, Stojan sapeva bene qual’era il suo destino: si è unito ai partigiani, dove è rimasto fino alla sua eroica morte il 18/3/1944.

Compagno Stojan, sono passati parecchi mesi da quando non sei più tra di noi. Io ti vedo nello spirito con i tuoi coraggiosi combattenti, pieno di indescrivibile fervore per il lavoro e la lotta, il tuo viso era sempre ordinato, il tuo passo mai stanco. Quando tornavate dalle azioni tutti bagnati e sfiniti, i compagni si mettevano a dormire. Ma tu, come un padre premuroso, vigilavi sulla tua famiglia, sui tuoi figli, sicché qualcuno poteva pensare che tu non avevi bisogno di riposarti, che non eri un umano. Tutta la tua giovane vita era un’unica sofferenza, ma tu non hai ceduto. Tutto il tuo lavoro eroico ci testimonia che il tuo cuore era ricolmo della nostra sacrosanta idea, per la quale hai lottato valorosamente e per la quale sei morto.

Stojan, te ne sei andato, ma il tuo spirito resterà sempre con noi e ci accompagnerà e ci inciterà alla battaglia e alla vittoria.

Il nostro più grande conforto è che, come hai vissuto eroicamente la tua giovane vita, così sei anche caduto e morto da eroe.

Quando eravate accerchiati nel paese in cui vi trovavate, avete preso posizione; il tuo ultimo comandamento era: Combattere e vincere, o morire!

Hai lottato fino all’ultimo respiro e anche se ferito a morte, ti sei alzato ancora una volta e hai colpito due nemici ferendone altri, prima che il tuo corpo, colpito ed esausto, crollasse per non rialzarsi più.

Compagno Stojan, per tutta la vita sei stato un valoroso e hai saputo guardare coraggiosamente negli occhi anche la morte.

Sei caduto eroicamente e tutta la Primorska è fiera di te.

Possa esserti dolce la tua terra.

Gloria al combattente caduto, morte ai traditori!

Certificato di morte

Certificato di morte

Anche il medico partigiano Ivan Matko – Imko, membro del comitato circoscrizionale del Partito Comunista Sloveno per l’Istria slovena, ha mandato alla sorella di Stojan una lettera toccante:

Istria, 8/IV.44

Compagna Jasna!

Ho ricevuto le tue lettere. Grazie per la comunicazione! Utilizzate il danaro con buon senso, mandami anche un rendiconto preciso, perché devo dimostrare anch’io come spendo i soldi!

Sono molto contento che “Rus” sia guarito! Non avrei potuto neanche lontanamente sperare che andasse così e presto la sua guarigione! Salutatelo da parte mia!

Ho sentito anch’io che il Tuo caro fratello, che non era caro solo a Te, ma a tutti quanti lo conoscevamo, è caduto in battaglia, vittima dei traditori. Tu non sai quanto siamo tutti quanti dispiaciuti di questo. Per noi tutti era un esempio di eroismo, un esempio di buon partigiano dell’Istria slovena!

Non sono strane le vie del caso? Abbiamo salvato la vita ad un combattente per il quale non credevamo potesse sopravvivere – e al contempo riceviamo la notizia di Stojan, per il quale non nutrivamo nessuna preoccupazione! Una compagna, nel frattempo diventata anche lei vittima del fascismo, gli aveva detto una volta: “La libertà è una cosa troppo grande perché possa avverarsi per tutti”! Ed è vero, ma ciò che più rattrista è che per essa debbano morire sempre i migliori – quelli che maggiormente la meriterebbero! Era sempre così, in tutte le guerre, in tutte le grandi cose – il sacrificio dei migliori ha generato la libertà – la vittoria!

Sarebbe stupido se Ti dicessi “Non essere triste!” So, che non puoi sentirti allegra, in questo dolore. Ma devi essere forte, devi essere attiva – ora sta a Te, a noi tutti continuare il lavoro, per il quale si è sacrificato Stojan; non dobbiamo fermarci – fino alla vittoria. Quel giorno i nostri eroi saranno vendicati, il loro sacrificio sarà ripagato e potranno riposare in pace nella libera terra slovena. Li ricorderemo con rispetto e amore.

Per il resto Ti devo riferireti che non c’è ancora nessuna comunicazione ufficiale da parte del comando del Distaccamento! Appena riceveremo qualcosa, vi avviseremo!

Morte al fascismo – libertà al popolo

il medico Imko

Il comando generale del Distaccamento Istriano ha proposto già il 16 maggio 1944 al Comando del VII Corpo dell’Esercito di Liberazione e al POJ per Ljubomir Sancin Stojan un alta onorificenza – LA STELLA PARTIGIANA DI I° GRADO – con la seguente motivazione: Era un integerrimo nemico del fascismo e del nazismo. Mai ha dimostrato paura di fronte al nemico, anche se sapeva che questo era più forte.

Il primo maggio del 1945 era finita la guerra. Già i primi giorni dopo la liberazione, i genitori hanno espresso il desiderio che il loro figlio potesse riposare nella terra natale di Dolina. Tutte le procedure necessarie sono state fatte dalla figlia Dorka, con l'aiuto di Rudi Mahnič. La Deputazione provinciale del comitato di liberazione per il Litorale Sloveno, Dipartimento per la sanità, ha concesso il 3 novembre 1945 il permesso per l'esumazione e per il trasporto della salma da Jelšane a Dolina. Il documento per il rilevamento della salma è stato firmato dalla madre Frančiška. Il Comandante della III Compagnia del 2. Battaglione del Distaccamento Istriano Ljubomir Sancin - Stojan ha avuto il 18 novembre 1945 nella natia Dolina un funerale solenne. La messa funebre è stata eseguita dal parroco Avguštin Žele. La gente è venuta a dare l'ultimo saluto al proprio eroe da ogni dove; al cimitero fu accompagnato da un picchetto d'onore dell'esercito partigiano; c'erano molti fiori e corone. Un ultimo ringraziamento in congedo gli fu espresso dal combattente Alojzij Res – Maček.

Dalla morte di Stojan - allora aveva 25 anni - sono passati sei decenni, il suo ricordo è però rimasto sempre vivo; la sorella Dorica - l'attivista Jasna conserva gelosamente e con molta cura il lascito scritto del fratello, quanto di lui fu stampato, le fotografie e le note in occasione di importanti anniversari e celebrazioni.

Ljubomir Sancin - Stojan quale valoroso comandante e Ivan Sancin - Jovo quale primo partigiano caduto del Litorale Sloveno rappresentano per la popolazione di Dolina di tutte le generazioni del dopoguerra modelli luminosi di combattenti per la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e la pace.

Monumento a Jelšane

Monumento a Jelšane



Pubblicazione per il 60° anniversario della morte
A cura di: Sezione ANPI di Dolina-Prebenico-Caresana
con il patrocinio del Comune di San Dorligo della Valle-Občina Dolina
Materiale raccolto e redatto da: Boris Pangerc
Traduzione in italiano di: Marko Štoka
Sunto in inglese, elaborazione grafica, edizione web: Dejan Kozina
Dolina (TS), 18. marzo 2004




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