Inserimento nella lotta di liberazione e nell'esercito partigiano



La Brigata istriana (Istrska brigada) fu sconquassata durante l'offensiva tedesca effettuata il 2 e il 3 ottobre 1943.

II Distaccamento istriano (Istrski odred) è stato costituito in ottobre del 1943 con quattro compiti principali:

  1. mobilitazione di nuovi combattenti per le unità della 14. Divisione e per le unità della VOS e dei PO della Slovenia.
  2. difesa delle armi e dell'esplosivo, delle attrezzature militari e dei mezzi a motore nei Brkini e nell'Istria; armamento e dotazione delle reclute mobilizzate; organizzazione dei trasporti con i mezzi a motore lungo la linea Pivka-Fiume, verso la Notranjska;
  3. evitare azioni di rappresaglia del nemico contro la popolazione civile;
  4. distruzione dei collegamenti stradali e ferroviari utilizzati dalle forze di occupazione; attacco delle colonne nemiche e dei mezzi di trasporto.

Il Distaccamento istriano era composto da tre battaglioni.

Ernest Foraus, mitragliere e compagno di lotta di Stojan

Ernest Foraus, mitragliere e compagno di lotta di Stojan

Il secondo battaglione del Distaccamento istriano si era formato tra il 15 e il 20 settembre nel campo in prossimità di Skadanščina. La sua zona operativa erano i territori dell'Istria slovena con il Carso ad ovest della direttrice Fiume-Trieste fino al mare e a Trieste a nordovest. Il commissario politico del battaglione, Mirko Remec diceva che "il battaglione non aveva particolari difficoltà nel acquisizione di nuovi combattenti. I giovani dei paesi nei Brkini, del Carso, dell'Istria slovena e della stessa periferia di Trieste venivano ogni giorno in gruppi più o meno folti in prossimità della Skadanščina per entrare nell'unità. Il numero dei combattenti è aumentato da circa 45 unità fino a 120 a metà dicembre. Erano in gran parte giovani e uomini di forti sentimenti nazionali, risoluti a combattere i nazisti tedeschi che riconoscevano come continuatori della politica di oppressione nazionale e di sfruttamento dei popoli del Litorale e addirittura più crudeli degli stessi fascisti (Maks Zadnik: ISTRSKI ODRED, nota a pag. 98).

Uno di quei giovani era anche Ljubomir Sancin che scelse come nome di combattimento l'apellativo di Stojan. Era un combattente molto coraggioso, e col tempo cominciavano a spiccare anche le sue doti di comandante e in lui riponevano una grande fiducia specialmente coloro i quali si trovarono a combattere al suo fianco. In dicembre del 1943, con il consenso del Comando del reggimento, formò con dieci volontari un gruppo d'assalto che tra i combattenti divenne ben presto noto con il nome di “squadra della morte”. In qualità di comandante della compagnia, Stojan sceglieva lui stesso i combattenti e con loro cominciava subito con le azioni diversive, con gli attacchi agli obiettivi militari (per es. le caserme dei carabinieri) e con gli attacchi e gli agguati al nemico e alle colonne tedesche. Il nome Stojan divenne ben presto noto, non soltanto tra i combattenti del 2. Battaglione, ma in tutto il Reggimento Istriano e anche tra la popolazione.

La terza compagnia di assalto dei combattenti del 2. battaglione, sotto la guida del comandante Ljubomir Sancin – Stojan, è scesa il 10 gennaio 1944 fino alla costa, e sulla strada Capodistria – Trieste, in prossimità dell’incrocio per Ancarano (1500 m dall’avamposto tedesco a Škofije e 500 m dalla stazione dei Carabinieri) ha attaccato e distrutto una macchina tedesca nella quale si trovavano tre ufficiali tedeschi che sono morti nell'agguato.

La prima azione di notevole rilevanza è stata portata a termine da Stojan nel suo paese natale, a Dolina, il giorno 16 gennaio 1944 attaccando la caserma dei Carabinieri sulla piazza in centro del paese. I Carabinieri a Dolina erano particolarmente odiosi e poco propensi alla gente (Erano proprio l'opposto della compagnia che li precedette e che si arrese da sola ai tedeschi che effettuarono il rastrelamento nell'ottobre del 1943; il maresciallo fu deportato perchè non voleva indicare i "banditi". Qui è tutta brava gente, disse e fu colpito in volto con il calcio del fucile. I "banditi" furono poi indicati dal parroco).

L'attacco alla postazione dei Carabinieri fu effettuato dalla squadra di Ljubomir come risposta al seguente fatto: la stazione dei Carabinieri fu ripopolata con una nuova compagnia con due nuovi vicebrigadieri dei quali uno si chiamava Antonio Delvecchio (soprannominato Il Rosso per il colore dei capelli). Quando Delvecchio ha saputo che il compagno combattente di Ljubomir Mario Slavec - Vlado era tornato a casa (abitava in piazza proprio dirimpetto alla caserma), prese come ostaggio la sorella di Mario, Elvira, e servendosi di essa come scudo umano avanzò sparando all'impazzata verso la casa di Slavec, mandando in frantumi le finestre del piano superiore. Mario riuscì a fuggìre attraverso i tetti delle case vicine e a rifuggiarsi nel bosco sopra il paese. Il giorno dopo – il 16 gennaio – la squadra di Ljubomir assaltò la caserma constringendo 12 Carabinieri ad arrendersi senza resistenza. Prima dell'attacco hanno tagliato la linea telefonica con Trieste, verso le ore 22 hanno circondato l'edificio ed Ernest Foraus si è appostato con il suo fucile mitragliatore dal lato della chiesa, prendendo di mira l'entrata dell'edificio; nella caserma hanno fatto irruzione Rudi Mahnič e Dušan Novak costringendo i Carabinieri alla resa. I Carabinieri e le armi requisite sono stati portati a Brkine nella postazione del 2. battaglione vicino a Jelovice. La maggior parte dei Carabinieri imprigionati ha espresso il desiderio di entrare nelle file dei partigiani italiani e sono stati esauditi. Antonio Delvecchio, classe 1902, di Barletta, quando è stato interpellato, quale fosse il suo desiderio, ha risposto: Fate il vostro dovere! ed è stato passato per le armi.

Il giorno seguente, il 17 gennaio 1944, la compagnia di assalto di Stojan ha attaccato, sulla strada tra Muggia e Škofije un camion che trasportava i fascisti dalla direzione di Trieste verso Škofije. L’autista è stato ucciso diversi fascisti sono stati feriti, mentre il camion è andato in fiamme.

Una pattuglia della compagnia di assalto di Stojan ha attaccato il 23 gennaio per ben due volte i tedeschi all’incrocio delle strade di Kozina-Rižana-Podgorje in prossimità di Klanec; quattro tedeschi sono caduti, cinque sono rimasti feriti. La prima volta gli hanno attaccati in un agguato vicino a Petrinje, la seconda volta sopra la diramazione della strada verso Kozina.

I tedeschi hanno posto a San Giuseppe una stazione dei Carabinieri per la sorveglianza del ponte ferroviario della linea Trieste-Kozina e per il controllo delle persone sul blocco stradale Dolina-Trieste. Ljubomir Sancin – Stojan, d’accordo con i membri del VOS, i quali lo hanno per primi messo al corrente sulla situazione della viabilità sopra l’abitato di S.Giuseppe – Ricmanje, ha preparato un attacco per il 27 gennaio. I Carabinieri erano appostati in tre posizioni: sul ponte, sul posto di blocco e nella stazione ferroviaria di Sant'Antonio – Boršt, diciotto in totale. La compagnia di Stojan e i membri del VOS gli hanno attaccati di sorpresa, disarmandoli senza lotta e requisendo parecchie armi e munizioni. Essendo il brigadiere e alcuni carabinieri simpatizzanti della lotta di liberazione, non gli hanno condotti via, ma li hanno mandati a casa con il consiglio di entrare quanto prima nella lotta a fianco dei partigiani italiani. Questa azione nelle dirette vicinanze di Trieste era così ardita che se ne parlava in tutta la città.

Nell’ultimo giorno di gennaio del 1944 i combattenti di Stojan, con alla testa il loro comandante, stavano preparando un attacco ai fascisti addirittura nella periferia di Trieste, all’altezza dell’ex Dazio, dove c’è la diramazione per Dolina. Non è stato possibile portare a termine l’attacco, in quanto proprio quella notte si è verificato il bombardamento di Trieste da parte degli angloamericani. Quando si trovavano già in prossimità dell’avamposto fascista, gli aerei hanno cominciato a lanciare i razzi illuminanti, sicché i combattenti hanno dovuto nascondersi e poi ritirarsi. Avrebbero potuto catturare i fascisti nel ricovero, ma purtroppo non lo sapevano, e l’occasione perduta non si è più ripresentata.

La pattuglia della compagnia di Stojan ha attaccato nuovamente i tedeschi a Škofije il 3 febbraio; si è avvicinata inosservata a due uficiali tedeschi, li ha disarmati e condotti al comando del 2. battaglione. Durante l'interrogatorio non volevano collaborare, anzi, chiedevano di essere fucilati.

Un'importante successo nella lotta contro i tedeschi è stato ottenuto da Stojan e dai suoi combattenti il giorno 24 febbraio, quando, vicino a Kubed, hanno attaccato e sbarragliato una pattuglia di dieci tedeschi in bicicletta. Un tedesco è caduto, tra l'altro hanno però catturato cinque Russi che erano nell'esercito tedesco. (Questi e altri soldati sovietici, 23 in tutto, hanno poi chiesto ed ottenuto – il 27 febbraio - di essere accorpati a una guarnigione partigiana). Questo combattimento è stato osservato anche dalla missione angloamericana che era in visita all'alto Comando della Slovenia e che era sotto la protezione di Ljubomir Sancin – Stojan e della sua compagnia.

La missione angloamericana di tre membri è arrivata al comando del Distaccamento Istriano nella seconda metà di febbraio, quando questo si trovava nella località di Rjavče; la missione era accompagnata dal maggiore Gregor Ravnikar dell'alto Comando della Slovenia. Gli ufficiali alleati volevano visitare l'Istria, infatti dicevano che sulla costa li avrebbe atteso un sottomarino. In realtà volevano visitare la costa e i dintorni di Trieste, verificando nel contempo il modo in cui gli Istriani entravano a far parte dei partigiani: forzatamente o volontariamente. Il comando del distaccamento li ha indirizzati al 2. battaglione che era accampato in quel momento a Golec, dove svolgeva la sua attività nella zona tra la strada Fiume – Trieste e la linea ferroviaria Kozina – Pola. Il battaglione era condotto dal comandante Stane Truden che conosceva il maggiore Gregor Ravnikar già dal 1942 e che gli assicurò la protezione di Stojan agli ufficiali angloamericani. Questi combattenti conoscono bene i percorsi verso il mare e altrettanto bene conoscono Trieste. Hanno combattuto addirittura in città. Puoi fidarti di loro, assicurava il comandante Stane Truden al maggiore Ravnikar. Il giorno dopo, il 23 febbraio hanno preso la via dei monti della Čičerija attraverso la Mala Vrata (Piccola Porta) verso l'Istria. Dopo una giornata di cammino nella neve i membri della missione alleata erano stanchi e allora decisero di passare la notte a Gračišče. I membri della pattuglia proteggevano il giaciglio e si alternavano al posto di guardia, rendendosi conto della grande responsabilità che avevano per la sicurezza degli ufficiali Alleati.

Il mattino dopo, il partigiano al turno di guardia si accorgeva che dalla direzione di Kubed si avvicinava una pattuglia di 10 tedeschi in bicicletta. È seguita l’allerta, i combattenti si sono posizionati e hanno aspettato che i tedeschi si avvicinassero. Quando erano sotto tiro li hanno attaccati e dopo un breve, ma duro combattimento hanno sbaragliato la colonna. Un sottufficiale tedesco si era ribellato combattendo eroicamente per più di un’ora e ferendo gravemente anche il partigiano Dušan Novak – Rus, combattente coraggioso ed agile che era sempre tra i primi a sferrare l'attacco. Dopo averlo nascosto per otto giorni a Gračišče, lo hanno portato prima a medicarsi a Dolina, e quindi nell'ospedale a Trieste; da qui, Rus è stato a malapena salvato dagli attivisti di Capodistria che lo hanno portato via prima dell’arrivo dei fascisti; questi hanno poi ucciso il dottore che aveva curato Dušan Novak – Rus.

Gli ufficiali inglesi che hanno seguito la battaglia a Gračišče, sono rimasti sorpresi e positivamente impressionati del coraggio dei partigiani.

Il Comando del VII Corpo di Armata, al quale apparteneva anche il Distaccamento Istriano, ha emanato il 17 gennaio l'ordine che il primo e principale compito del distaccamento doveva essere quello di una mobilitazione più estesa possibile. Il 1. e il 2. battaglione osservavano l’ordine scrupolosamente e tutte le compagnie erano totalmente impegnate in tal senso.

Il comando del Distaccamento, in collaborazione con le organizzazioni politiche e con la popolazione locale, aveva organizzato diversi raduni, specialmente nei Brkini, che si svolgevano secondo il motto: Tutto per il nostro esercito, tutti partigiani!. I raduni godevano di una forte affluenza popolare.

Il giorno 13 febbraio il 2. battaglione ha organizzato un raduno a Golec, dopo il quale i partecipanti potevano anche fare un ballo. Nella tarda serata una pattuglia di cinque tedeschi che proveniva da Obrovo, dove si trovava un avamposto tedesco temporaneo, ha tentato di introdursi di nascosto a Golec. Ma si sono imbattuti nell’appostamento del 2. battaglione che ha respinto i tedeschi, due dei quali sono rimasti feriti, seguendoli verso l’avamposto.

Verso la fine di febbraio, il 2. battaglione concludeva con buon esito la campagna di mobilitazione nell’area della Čičarija, dell'Istria Superiore e nei paesi accessibili a sud di Trieste. Per tale motivo, il comando del distaccamento ha deciso il 1. marzo 1944 di trasferire il 2. battaglione nella zona di Podgora tra Ilirska Bistrica (Villa del Nevoso) e Klana, per un ulteriore campagna di mobilitazione anche in quell'area e per eventuali attacchi ai trasporti nemici su strada o su ferrovia tra Ilirska Bistrica e Fiume.

Nel marzo del 1944 il Distaccamento Istriano si è notevolmente accresciuto ed era anche bene armato. Anche i diversi battaglioni erano più numerosi; il 2. battaglione poteva contare il 15 marzo su 133 combattenti tra uomini e donne, tutti bene armati. Fino al 19 marzo il loro numero si accresce fino a 162 combattenti.

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Pubblicazione per il 60° anniversario della morte
A cura di: Sezione ANPI di Dolina-Prebenico-Caresana
con il patrocinio del Comune di San Dorligo della Valle-Občina Dolina
Materiale raccolto e redatto da: Boris Pangerc
Traduzione in italiano di: Marko Štoka
Sunto in inglese, elaborazione grafica, edizione web: Dejan Kozina
Dolina (TS), 18. marzo 2004




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