Giovinezza, studi, lavoro



Ljubomir Sancin è nato a Dolina al numero civ. 110 dalla madre Frančiška e dal padre Peter. Dolina era allora un paese agricolo e anche Ljubomir (Mirko) proveniva da una famiglia di agricoltori, che per sopravvivere doveva lavorare duramente. Oltre al figlio, i Fežkovi – come viene chiamata la loro famiglia – avevano anche una figlia, Doroteja (Dorka) che oggi è tra i cittadini anziani più rispettabili.

Anche Dolina, come il resto del Litorale Sloveno, è passata nel 1920 (con il trattato di Rapallo) sotto l'Italia e la crescita e lo sviluppo del fascismo ha segnato indelebilmente la giovinezza di Ljubomir, il suo carattere e il suo pensiero.

Ha passato gli anni dell'infanzia in un ambiente paesano, dando il suo aiuto nei lavori agricoli. A Dolina ha anche frequentato la scuola dell'obbligo che allora comprendeva le cinque classi elementari. È interessante constatare che proprio in quel periodo si realizzava la riforma scolastica di Gentile e Ljubomir ha potuto frequentare soltanto per un mese la scuola slovena, sostituita subito dala scuola con lingua d'insegnamento italiana. Era un bambino molto vivace; gli piaceva leggere e molto del suo tempo libero lo passava davanti all'armadio pieno di libri, appartenuti al nonno Ivan Sancin che a suo tempo era anche Sindaco della Comunella di Dolina. Ljubomi leggeva tutto quanto gli capitava sotto mano: romazi, calendari, libri di storia. (Quando era rinchiuso nel carcere di Firenze i fascisti hanno per ben tre volte eseguito la perquisizione della sua casa a Dolina e una volta hanno addirittura messo a soqquadro l'armadio con i libri, ma non ne hanno portato via nessuno.) Già da bambino si è quindi trovato a confrontarsi con la miseria e le ristrettezze di ogni giorno, nel contempo, come giovane, ha potuto sperimentare l'aumento della pressione fascista sulla popolazione slovena; era testimone di una graduale privazione dei diritti, di una italianizzazione forzata, sulla propria pelle ha vissuto la soppressione della scuola slovena, era testimone di una sempre maggior oppressione, ha vissuto lo scioglimento e nel 1927 la soppressione delle organizzazioni culturali ed economiche slovene. In tale clima politico sociale è cresciuto Ljubomir Sancin e in lui si è formato un carattere ribelle, con una netta avversione verso le ingiustizie perpetrate dal fascismo nei confronti del suo popolo e dei singoli.

Già molto precocemente ha dimostrato una notevole forza di carattere, così, ad esempio a scuola ha decisamente rifiutato di indossare l'uniforme dei »balilla« fascisti e nonostante gli fosse stata imposta, non la indossò mai. Tornato a casa l'ha buttata sotto l'armadio (la sorella Dorka ricorda ancor oggi l'impetuoso gesto del fratello) dove è anche rimasta. Terminata la scuola non ha mai accettato l'invito di far parte dell'organizzazione giovanile »Giovani fascisti« e ha sempre evitato di partecipare ai loro raduni e alle loro manifestazioni. Sono venuti addirittura a casa a cercarlo, per obbligarlo a partecipare ai raduni fascisti, ma l’unico risultato che ottenevano era quello che all’ora fissata per il raduno, lui spariva dal paese. Ha sempre cercato la compagnia dei giovani sloveni di Dolina e dei paesi vicini e ha sempre cercato dei modi per consolidare il sentimento di appartenenza al popolo Sloveno con il lavoro organizzato nell’ambito della cultura, con lo studio e il canto delle canzoni slovene, che a quel tempo erano severamente vietate. Era un cantante entusiasta e con il suo carattere allegro e spiritoso sapeva sempre riunire attorno a se la “compagnia”. Con l’insegnante di musica locale Ivan Prašelj ha studiato il basso tuba e ha formato un’orchestra con la quale si esibiva al “Dopolavoro” e nelle osterie del paese e dei paesi vicini. Non aveva difficoltà a trovare legami con quanti avevano le sue stesse idee e con gli altri giovani perché era di natura allegra e vivace e molto socievole.

Terminata la scuola elementare, era rimasto a casa per occuparsi dei lavori agricoli, ma trattandosi di un piccolo impianto agricolo, esso non poteva sostenere tutta la famiglia. In un clima sociale ed economico molto difficile, in cui non si trovavano opportunità di lavoro stabili, nel 1936 – a diciassette anni - decideva di scappare in Jugoslavia, sperando di trovarvi lavoro e di poter vivere in un ambiente più favorevole. Per questo suo proposito, che non se la sentiva di realizzare da solo, aveva dalla sua parte l’amico Pavel Pangerc al quale lo legava un’amicizia praticamente inseparabile durante tutto il periodo della giovinezza. All’una di notte salutava la sorella Dorka che era ancora sveglia, e con l’amico prendevano la via verso Ilirska Bistrica (Villa del Nevoso) dove avevano intenzione di varcare il confine in qualche bosco la notte stessa. Sul confine sono stati però individuati da una pattuglia di Carabinieri che li hanno portato alla stazione di Carabinieri di Ilirska Bistrica, dove sono rimasti rinchiusi per 20 giorni. Per la loro scarcerazione si è molto adoperato il maestro italiano Marozzi (gli alunni gli avevano affibbiato il nomignolo di “Škorec” – Tordo), che nutriva per Ljubomir un affetto particolare e che ha convinto i Carabinieri a non considerarlo come un nemico della patria.. Se allora il mio maestro non avesse preso le mie difese, ha parecchie volte ammesso Ljubomir nei suoi racconti alla sorella i carabinieri allora non mi avrebbero rilasciato. Da allora venne considerato come persona poco fidata; la polizia italiana lo teneva sempre sott’occhio, perché lo riteneva un elemento pericoloso per il regime fascista.

A casa ha poi trovato occupazione nell’impresa che nel 1936 stava costruendo la strada verso Prebenico-Prebeneg (tra la popolazione locale si è imposto il toponimo di Strada Nuova), con un’altra impresa ha effettuato lavori di sistemazione del torrente Rosandra-Glinščica a Bagnoli-Boljunec, spesso ha lavorato in città, oppure, quando scadevano gli incarichi temporanei, a casa propria, dedicandosi ai lavori agricoli. Anche nella dura realtà del lavoro edile sapeva trovare stimoli e capacità per inserirsi consapevolmente nella lotta contro le ingiustizie sociali e la oppressione del proprio popolo. In lui cresceva un sentimento antifascista sempre più forte con un avvicinarsi alle idee della lotta di classe.

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Pubblicazione per il 60° anniversario della morte
A cura di: Sezione ANPI di Dolina-Prebenico-Caresana
con il patrocinio del Comune di San Dorligo della Valle-Občina Dolina
Materiale raccolto e redatto da: Boris Pangerc
Traduzione in italiano di: Marko Štoka
Sunto in inglese, elaborazione grafica, edizione web: Dejan Kozina
Dolina (TS), 18. marzo 2004




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