UN RAPPORTO

PER IL FUTURO




dott. Dimitrij Rupel
Ministro degli Esteri
della Repubblica di Slovenia


Il rapporto analizza le relazioni sloveno-italiane tra gli anni 1880 e 1956. Si tratta del frutto del lavoro di ricerca della "Commissione storico-culturale sloveno-italiana", protrattosi per ben sette anni, dal 1993 al 2000. Affinché fosse fatta chiarezza sui problemi del passato, e venissero creati i presupposti per rapporti futuri quanto più genuini, i governi sloveno e quello italiano proposero che un gruppo di esperti dei due paesi, tracciasse con attenzione ed obiettività il quadro storico degli avvenimenti lungo il nostro confine occidentale. Il lavoro degli esperti si svolse in piena autonomia ed indipendenza, sebbene si trattasse di un'iniziativa voluta dalle Istituzioni dello Stato. Nonostante il documento risulti relativamente sintetico, dietro vi è un arduo lavoro che ha permesso agli storici di raggiungere il consenso su argomenti sino allora contrastanti e tuttora delicati. Pur tuttavia, l'intesa fu raggiunta ed ora disponiamo di un Rapporto congiunto, un testo unico di autori italiani e sloveni su inquietanti e tragiche pagine del passato delle due nazioni. Il Ministero degli Esteri ed il Governo della Repubblica di Slovenia esprimono soddisfazione, perché si è potuti giungere alla realizzazione di quest'importante iniziativa e finalmente anche alla pubblicazione, adeguata nella forma e attendibile nei contenuti, del Documento. Questa nostra comune impresa nel campo della ricerca potrà forse, fungere da modello per analoghe future iniziative.

Il Rapporto sloveno-italiano relativo al passato è un documento destinato al futuro. Nel suo messaggio vi è la consapevolezza che i contrasti avuti nella storia non devono trasformarsi in discordie del presente e oberare le relazioni del futuro. Se saremo in grado di accettare la storia, le nostre relazioni saranno maggiormente improntate alla spontaneità e all'amicizia.

La storia non può venire conformata o assoggettata alla volontà degli attuali governanti. Il Rapporto comune italo-sloveno raccoglie dati che a molti non piaceranno. I contenuti del documento in Slovenia non vengono respinti, li accettiamo in quanto relativi a fatti storici.

Il documento riconosce agli Sloveni della Primorska/Litorale tenacia nella tutela della propria coscienza nazionale e politica, ed assume un atteggiamento critico nei confronti del fascismo italiano. Tra coloro che conoscono solo superficialmente gli eventi passati, ci sarà anche chi si sorprenderà nel verificare che la storia comune non è contrassegnata soltanto dalle foibe. In effetti, il documento non è destinato a chi non vuole accettare tale verità. Non era nelle intenzioni degli autori cercare di persuadere chi rimane irremovibile nelle proprie convinzioni.

La Commissione storico-culturale sloveno-italiana, è stata - come detto - costituita nel 1993, con l'intenzione di analizzare e studiare in piena autonomia nella loro interezza tutti gli aspetti degli accadimenti rilevanti nelle relazioni bilaterali, politiche e culturali, in questo secolo / nel secolo scorso.

A presiedere la Commissione sono stati la dottoressa Milica Kacin Wohinz per la parte slovena e il prof. Sergio Bartole, successivamente il prof. Giorgio Connetti per quella italiana.

La Commissione ha portato a compimento il proprio progetto il 25 luglio 2000, parafando il Rapporto, armonizzato in tutte le sue parti, inviato successivamente ai due Ministeri degli Esteri. Dopo mezzo secolo, quattordici storici sloveni ed italiani hanno cercato di ricostruire la storia delle relazioni tra l'Italia e il popolo sloveno, in special modo la parte slovena dell'Istria, quel territorio dell'ex Jugoslavia quindi, soggetto ad interpretazioni politiche particolarmente polemiche.

Contrattempi e inconvenienti sono insorti nel tentativo di definire i tempi e i modi di presentazione del Rapporto. Vi è stato chi avrebbe voluto che la Commissione continuasse il suo lavoro e completasse il Rapporto, successivamente i Governi vagliarono l'eventualità di organizzare convegni in sedi universitarie, rispettivamente una italiana ed una slovena (ad esempio Trieste e Lubiana), nel corso dei quali presentare il lavoro svolto ad un pubblico vasto ed interessato, in primo luogo di storici, che avrebbero così avuto la possibilità di valutarne la portata.

Alla fine del marzo 2001, stralci della bozza del Rapporto furono divulgati dalle Primorske novice, scatenando un'ondata di polemiche e successive parziali pubblicazioni sia nei media sloveni sia in quelli italiani. Secondo Milica Kacin Wohinz, presidente della parte slovena della Commissione storico-culturale, diffondendo il documento in forma incompleta, i giornalisti hanno violato i diritti d'autore di quattordici esperti sloveni ed italiani. Il Rapporto è frutto dell'impegno dei Governi di Slovenia e Italia che hanno unicamente il diritto di pubblicarlo.

In Italia il rapporto è stato diffuso il 4 aprile 2001 dai quotidiani Il Piccolo e Primorski dnevnik, nel giugno 2001 dalla rivista Storia contemporanea in Friuli.

Il Documento pubblicato nel presente volume differisce in parte dai testi diffusi dai giornali (copie piratate): è l'unico in versione integrale ed autorizzato. Oltre all'originale in lingua slovena ed italiana, contiene anche la traduzione in inglese

Ljubljana, agosto 2001

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