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CONTRO LA MISTIFICAZIONE DELLA STORIA, CONTRO L’EQUIPARAZIONE DI COMBATTENTI PER LA LIBERTA’ ED OPPRESSORI


Trieste, laboratorio di tanti esperimenti che hanno avuto poi dei seguiti a livello nazionale, si pone anche oggi all’”avanguardia”. Stà infatti per andare in porto l’iniziativa avviata dall’amministrazione Illy e prontamente ripresa dall’attuale giunta comunale di centrodestra per l’erezione nella centralissima piazza Goldoni di un monumento alle “vittime dei regimi totalitari”. Si tratta dell’ultima e più ipocrita pagina del processo di mistificazione della storia avviato ormai da anni e che ha visto spesso Trieste primeggiare (per motivi che meriterebbe approfondire in altra sede). In questo caso siamo di fronte alle ricadute della volontà di Illy di portare a termine una iniziativa “pacificatrice” eclatante: dopo la proposta di trasformare il 25 aprile nella festa della riconciliazione, trasformatasi poi nella proposta di istituire una nuova festa dedicata alla pacificazione, si era arrivati alla previsione dell’erezione di un monumento “pacificatorio” nella ristrutturanda piazza Goldoni. Oggi quell’idea sta per concretizzarsi, visto che la Giunta Comunale ha deliberato l’affidamento dell’incarico per la redazione del progetto finale ed esecutivo che prevede la costruzione anche del monumento in questione.

Ma quale è il significato di questo monumento? Dietro la vaghezza della dedica il monumento dovrebbe di fatto ricordare – assieme - da un lato tutti coloro che vennero assasinati dal fascismo e dal nazismo perché oppositori del regime oppure ritenuti razialmente pericolosi, inutili o inadatti (ebrei, zingari, asociali, malati mentali, …), e dall’altro invece coloro – i c.d. “infoibati” - che vennero uccisi nella resa dei conti alla fine della guerra da quello che viene definito “il totalitarismo comunista” nella sua versione “slavocomunista” e/o “titoista”.

La questione del monumento ci riguarda anche personalmente, perché apparteniamo a famiglie che di “vittime del totalitarismo” fascista e nazista ne hanno avute, alcune anche più di una:

Si tratta indubbiamente di persone che rientrano a pieno titolo tra coloro che il monumento in questione dovrebbe ricordare. Assieme ai nostri cari il monumento dovrebbe però ricordare anche le vittime del c.d “totalitarismo comunista” nella sua versione “titoista”, in particolare le già citate “vittime” delle foibe. Tra questi sono numerosi i personaggi come l’agente di PS nonché membro della banda Collotti, nota per le sevizie sui prigionieri, Santo Camminiti (che è ricordato, assieme ad altri membri della Banda Collotti, nella grande lapide che nell'atrio della Questura di Trieste ricorda i poliziotti caduti in servizio), lo squadrista Arrigo Chebat e la SS triestina Ottocaro Crisa. E questo non intendiamo tollerarlo. Non intendiamo tollerare che i nostri cari siano ricordati assieme a coloro che combattevano, che li hanno perseguitati e uccisi. Perché sarebbe per loro una beffa, una irrisione al loro sacrificio.

Nè intendiamo tollerare che i nostri cari vengano utilizzato per mistificare la storia a scopo propagandistico. Perchè è questo l'unico scopo di quel monumento. Mistificazione che inizia dall'utilizzo di termini vaghi e ambigui quali »vittime« e »totalitarismo«. I nostri cari non sono stati vittime di nulla, se non di qualche spiata, ma hanno scelto di combattere per degli obiettivi in cui credevano, consapevoli dei rischi che ciò comportava. E' esclusivamente per i motivi per cui combattevano che la collettività può ricordarli. Il resto sono affari privati dei loro discendenti. Il “nostro” monumento dovrebbe invece ricordare delle persone non per i motivi positivi per cui sono morte, ma solo perché sono morte. Con l’aggiunta del piccolo particolare che alcune delle persone a cui è dedicato il monumento potrebbero essere gli assassini materiali di altre “vittime dei totalitarismi”. Quindi il monumento ricorderebbe assieme assassini e assassinati. Equiparando così gli obiettivi ed i motivi per cui combattevano i nostri cari e quelli per cui combattevano squadristi, aguzzini, SS e altri personaggi del genere. E tentando di far passare questi ultimi quali vittime di una presunta “intolleranza ideologica”, come dei pacifici dissidenti uccisi solo per le loro opinioni. Si tratta evidentemente di un'altra mistificazione, perché come i nostri cari non si sono limitati ad avere delle opinioni, ma agivano, ed è per le loro azioni che sono stati assassinati, così chi stava dall’altra parte è stato ucciso per le sue azioni, e non per le sue opinioni.

Il termine totalitarismo, preso a prestito dalla storiografia e peraltro ritenuto da buona parte degli storici tutt’altro che scientificamente valido, serve invece solo ad attribuire esclusivamente a delle ideologie le colpe di quanto accaduto. Cercando così di mendare di ogni colpa i mandanti di Hitler e Mussolini, coloro che i loro programmi e la loro pratica li conoscevano molto bene, e che proprio per questo li hanno appoggiati e finanziati, perché da loro si attendevano ed hanno avuto lauti profitti. Perché Mussolini e Hitler al potere non ci sono andati per intervento della Provvidenza, ma grazie al denaro dei vari Agnelli e Krupp. Dietro gli intenti “pacificatori” c’è invece la volontà, mettendo sullo stesso piano gli sgherri nazisti e fascisti e chi li combatteva, di far passare l’idea che chiunque abbia combattuto non semplicemente per il ritorno all’epoca prefascista, ma per una società profondamente diversa, era un criminale.

E tutto questo viene fatto per il presente, perché i monumenti sono dei messaggi per l’oggi, non per il passato. Un presente tutt’altro che pacificato, in cui le ragioni ed i motivi per cui hanno combattuto i nostri cari sono tutt’altro che esauriti.

Siamo decisi ad impedire con tutti i mezzi che il monumento riguardi anche le persone da cui con orgoglio discendiamo e ci siamo già attivati in tal senso inviando una lettera-appello ai quotidiani della nostra città, ad alcuni giornali in Slovenia, all’ANPI e all’ANED nazionale e alle loro sedi in Friuli - Venezia Giulia e alle organizzazioni degli ex partigiani in Slovenia. Ci rivolgiamo ora anche a voi per informarvi di quanto sta accadendo, in quanto riteniamo che la cosa è grave e avrà conseguenze anche a livello nazionale.



Vi chiediamo di sostenere la nostra opposizione aggiungendo il vostro nominativo alla seguente petizione, che intendiamo consegnare al Sindaco di Trieste:

Al Sindaco di Trieste
Dichiariamo di essere contrari all'intenzione dell'amministrazione comunale di Trieste di dedicare il monumento che dovrebbe essere eretto in piazza Goldoni a Trieste alle »vittime dei regimi totalitari«. Un tale monumento sarebbe infatti un grave insulto alla memoria di coloro che hanno dato la vita nella lotta contro il fascismo ed il nazismo perché li metterebbe sullo stesso piano dei loro carnefici, dei fascisti, dei nazisti e dei loro collaboratori di tutte le nazionalità che sono stati uccisi alla fine della guerra. Invitiamo perciò il Sindaco di Trieste, città nel cui centro cittadino non esiste un monumento dedicato a quanti sono caduti nella lotta per la liberazione da nazismo e fascismo, a rinunciare a tale progetto e dedicare il monumento a qualcuno o qualcosa d'altro.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi chiarimento. Potete contattarci:

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In alternativa potete scaricare i moduli in formato stampabile e farli firmare ad amici e conoscenti:

Formato del documento Sottoscizioni individuali Sottoscizioni di associazioni
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Adobe Acrobat™ (PDF) 28 kB 24 kB
Formato Postscript 127 kB 114 kB
Formato HTML 28 kB 7 kB
Rich Text Format (RTF) 25 kB 7 kB

I moduli compilati vanno spediti per posta all'indirizzo:
Pavel Volk
vicolo degli Scaglioni, 21,
34141 Trieste.



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